venerdì 12 novembre 2010

Caro Massidda, visto che i Governi non sono né amici né nemici?

Ricevo da Gianfranco Pintore e con il suo consenso pubblico.
Caro senatore
trovo sia di grande interesse il passo che lei ha fatto nei confronti del presidente del Consiglio e dunque del Governo italiano. Naturalmente non ho titolo né interesse ad entrare nel merito del suo aut aut: o saranno risolte queste questioni riguardanti la Sardegna o sceglierò altro. Credo di aver interesse, come tutti i cittadini sardi, ad entrare nel merito del metodo impiegato per far valere gli interessi della Sardegna.
Fra le varie reazioni all'annuncio del suo passo, una particolarmente mi ha colpito: “Questo è un ricatto al Governo”. È quel che le dice oggi anche il giornalista del Corriere della Sera che lo ha intervistato. Dietro questo modo di pensare, forse più diffuso di quanto si pensi, c'è un fraintendimento circa l'esistenza di un “governo amico” o di un “governo nemico”, la cui responsabilità accomuna il centrodestra e il centrosinistra operanti in Sardegna.
Il presidente Cappellacci sembra prendere atto oggi che il governo Berlusconi non è un governo amico, così come il presidente Soru scoprì che quello di Prodi non era un governo amico. In realtà, il governo Berlusconi, così come quello Prodi, non sono (e furono) governi né amici né nemici della Sardegna. Ma solo governi di uno Stato centrale, non ancora federale, che nella mediazione fra gli interessi tengono conto della forza con cui tali interessi vengono prospettati e imposti.
Ho trovato sempre risibile il piagnisteo di chi afferma che la disattenzione del governo nei confronti della Sardegna è il risultato della mancanza di un ministro sardo. È vero, invece, che la mancanza di un sardo nel governo è frutto della incapacità delle classi dirigenti sarde (da quella politica a quella imprenditoriale a quella sindacale e a quella intellettuale) di avere una visione nazionale della questione sarda. Si presenta, nelle sue articolazioni di partiti, sindacati, associazioni imprenditoriali, università, come semplice articolazione periferica dei rispettivi centri.
Ciò non fa né il Nord (la cosiddetta Padania) né la Sicilia che, infatti, riescono ad imporre i propri interessi all'agenda del Governo dello Stato. Non “ricattano” il Governo, contrattano con il Governo. I partiti maggioritari o anche solo egemoni in quei territori agiscono come rappresentanti degli interessi locali e contrattano la fiducia al Governo sulla base dei risultati che portano a casa. Nel lungo discorso dell'onorevole Fini in Umbria, c'è un passaggio, per me l'unico, convincente: il federalismo solidale è un ossimoro, il federalismo è competizione, regolata – e su questo non si può che essere d'accordo – in una camera di compensazione. Al di là dell'orticaria che provocano certe sue uscite venate di xenofobia, la Lega è apprezzabile perché ha in mente un principio: fare gli interessi dei padani. Se riesce ad imporre questa sua visione del federalismo, è un suo merito ed è un demerito nostro, di sardi, non riuscire a fare altrettanto. Peggiorato, questo demerito, dal nostro aggrapparci al fantasma del federalismo solidale, a cui spesso si impiccano anche coloro che dichiarano di battersi per l'indipendenza della Sardegna.
Lei sa, perché a volte ci è capitato di parlarne, che personalmente non vivo con ansia, anzi, la presa d'atto che la cosiddetta “unità nazionale” è un ideologismo pieno di retorica infondata. Riconosco che l'unità della Repubblica possa essere una cosa compatibile con la sovranità della Sardegna e con il diritto, garantito dalle leggi internazionali, all'autodeterminazione del suo popolo. Ma questa unità può continuare ad esserci solo se le parti territoriali saranno in grado di contrattare con il Governo il soddisfacimento dei propri interessi. Dire ad un governo che la ventina di parlamentari sardi lo appoggerà se saranno soddisfatte le condizioni poste non è un ricatto: è l'invito a un patto, come si fa tra entità diverse, da sole impossibilitate a governare e insieme in grado di farlo.
Spero solo che il suo atto solitario e coraggioso riesca a contagiare i suoi colleghi sardi, siano di maggioranza e siano dell'opposizione. Litigare sulla politica del governo sardo si può ed è persino salutare, purché si abbia il coraggio dell'unità nell'appoggiare (o combattere) unitariamente il Governo dello Stato.
Gianfranco Pintore


Caro Pintore, la ringrazio per il suo apprezzamento. Condivido gran parte delle cose che scrive. Non tutte, e domani gliene farò un elenco ragionato. piergiorgio massidda

3 commenti:

Redazione URN Sardinnya ha detto...

Non posso che condividere le parole di Gianfranco, sono gli stessi concetti che da anni andiamo spiegando anche tra gli indipendentisti dell'ultima generazione, che sono abituati a vedere l'indipendenza a prescindere come la soluzione finale, ma senza ragionare sui percorsi graduali e su quegli elementi che dovrebbero configurare un serio passaggio graduale. Piaccia o non piaccia, il federalismo è uno di questi passaggi, quello vero. Non quello attuale: viviamo in uno Stato centralista nel quale se non si ha adeguato potere contrattuale (o se quel poco che si ha non lo si esercita poiché proni in avanti...), allora la Sardegna non avrà proprio nulla da queste istituzioni se non chiacchiere e promesse.
L'omologazione intellettuale, politica e sindacale, ma anche culturale hanno determinato la superficialità della nostra classe dirigente locale nei confronti di queste grandi tematiche. Siamo così giunti al paradosso che terzi territori di questa Repubblica sono maggiormente coscienti dei propri interessi territoriali rispetto a quanto noi Sardi riusciamo a concepire nei confronti del nostro.
E questa assenza di consapevolezza determina l'inerzia e l'ignavia della classe politica regionale.
Manca una visione natzionale degli interessi territoriali Sardi, è proprio questo il punto. Questa non è la Francia continentale. Nello Stato Italiano convivono sensibilità culturali ed interessi economici diversi, non tenere conto di questa realtà significa nascondere la testa sotto la sabbia, nella pia illusione che la sedicente "Nazione Italiana" e lo Stato (centralista) risolvano in conto terzi problemi le cui soluzioni non possono essere trovate in una coperta sempre più corta...

Bomboi Adriano

www.sanatzione.eu

Roberto Longu ha detto...

Le parole del signor Pintore sono largamente condivisibili, la classe politica Sarda, in larga parte, non mostra identità, è sempre subalterno alle decisioni del Governo Centrale. Non si propone, accetta supino e non rivendica con forza i suoi bisogni e neanchè i suoi diritti. Prendiamo e accettiamo quello che di danno. Bene fa la Lega a rivendicare , contrattare ed ottenere ciò che chiede. E' il gioco delle parti tra Regione e Stato Centrale; un conflitto naturale tra un Ente e chi gli deve amministrare tutti, cioè lo Stato. I politici Sardi dovrebbero imparare dai leghisti e non piangersi addosso ed invidiarli. Non ho ancora letto il Corriere della Sera, ma se il Senatore Massidda ha utilizzato qualsiasi mezzo, legale, per ottenere vantaggi per la Sardegna, bene ha fatto. Roberto Longu

Piero ha detto...

Senatore, ora Berlusconi ha disperato bisogno di voti a Palazzo Madama: ottima occasione per riproporre la sua politica del ricatto, ne troverà sicuramente giovamenti immensi