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venerdì 25 giugno 2010

Le ossessioni di Catone-L'Espresso

Il gruppo editoriale – partito dell'Espresso non se ne fa mancare una, quando si tratta di dare addosso al mostro Bertolaso e ad altri nemici. Anche una bella inchiesta sull'inquinamento del fondale marino davanti alla Maddalena, come in un riflesso condizionato, finisce per catturare nella rete il cattivo Bertolaso, incubo notturno e ossessione dell'Espresso e di sua sorella La Repubblica. Eppure, la denuncia è forte di per sé: nei fondali si trova di tutto, da metalli pesanti e pericolosi a resti non identificati, lasciativi – ci giurerei – prima che il Bertolaso buono (quello ai tempi di Prodi) e quello pessimo (ai tempi di Berlusconi) si affacciasse alla politica.
La crociata non si cura di simili dettagli insignificanti, come non si cura della pessima immagine che, in pieno periodo turistico, da dell'isola e poco si cura dei grattacapi dati alla amministrazione comunale di centrosinistra, lo schieramento nel cuore di quel gruppo editoriale. Come per Catone il censore, c'è una sola missione che conta: Bertolaso delendum est. Così, il povero sindaco si lamenta: quel giornalista è stato alla Maddalena e non si è sentito in dovere di parlare con me.
Santa ingenuità, signor sindaco: se avesse parlato con lei, avrebbe saputo, come dice lei, che “è tutto sotto controllo e già programmato: a ottobre riprenderanno i lavori di bonifica nella zona dell'ex Arsenale” che «in quella parte del Porto Arsenale le bonifiche devono essere ancora completate» avendo a disposizione ancora 5 dei 30 milioni messi a disposizione dal Governo.
Ma se avesse saputo la verità, come avrebbe potuto, L'Espresso, impugnare la spada del giustizialismo e, come un disco rotto, gridare al Bertolaso ingannatore? Fa un bel po' di tristezza, vedere un settimanale una volta prestigioso ridursi all'uso di mezzucci tanto triviali. Il fatto è che quando, come è capitato al partito del sindaco, si cavalca la tigre, poi è difficile scenderne e si rischia di finire nelle fauci del felino.

lunedì 21 giugno 2010

E ridalli col Parco del Gennargentu

Il Parco del Gennargentu, la cui morte fu decretata sia dal ministro Matteoli nel 2005 sia dal Tar tre anni dopo, fa nuovamente la sua comparsa nell'elenco dei “parchi nazionali” redatto il 12 maggio scorso dal Ministero dell'ambiente. Forse si tratta di una dimenticanza o forse di un tentativo, fatto da qualche funzionario legato all'infausta memoria del ministro di centrosinistra Pecoraro Scanio, di reintrodurre dalla finestra ciò che fu cacciato dalla porta dalla mobilitazione delle comunità e delle amministrazioni coinvolte.
Fatto sta, che nell'elenco c'è e che la notizia è destinata a riaccendere le passioni e le polemiche fra le quali eccelle per impudicizia quella sollevata dal presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu, che se la prende con la “confusione mentale” del centrodestra. Basterà ricordargli che fu l'ex presidente di centrosinistra Palomba, oggi suo alleato, a suscitare la rivolta di comunità e sindaci con la sua solitaria decisione di firmare l'intesa con il governo italiano di centrosinistra? Credo di no. È nel Dna di questa sinistra l'aver ragione sempre, sia quando dice bianco sia quando dice nero, sia quando era sdraiata nell'accettare il parco imposto dal centrosinistra romano sia quando è contro.
Sono felice nell'aver appreso che il governo sardo ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione sull'inserimento del Parco del Gennargentu nell'elenco aggiornato diffuso dal ministero dell'Ambiente delle aree protette in Italia. È un buon segnale che gli anni avvenire di questo governo regionale saranno dedicati all'affermazione della nostra autonomia speciale. Il principio costituzionale della “leale collaborazione” fra gli elementi della Repubblica vale se non imposto solo alla Regione. E pazienza se questo disturberà l'alta burocrazia ministeriale che teme di perdere un potere che, fra l'altro, neppure le compete.

mercoledì 9 dicembre 2009

Niente di nuovo sul nucleare, salvo un allarmismo interessato

Non c'è niente di nuovo sul fronte del nucleare in Sardegna. C'è una cartina del Cnen del 1979 in cui si piazzavano le aree idonee ad ospitare centrali nucleari; una dichiarazione dell'amministratore delegato dell'Enel in cui si afferma che l'Enel ha individuato i siti in cui questa azienda li costruirebbe; il fatto che il governo deciderà a febbraio quali saranno i siti. A tutto questo, ampiamente conosciuto, si aggiungono le solite indignazioni perché il governo, il quale ha detto che la scelta sarà fatta entro il 15 febbraio, tiene “ancora top secret” il suo dossier.
Di ieri due notizie: la prima è che il Veneto vorrebbe ospitare la prima centrale, la seconda consiste nell'allarme del presidente dei Verdi, Benelli, che avrebbe saputo come nell'elenco dell'Enel ci sono otto siti, fra i quali Oristano. Tralascio la considerazione, che dovrebbe essere scontata, secondo la quale, come non decise il Cnen 30 anni fa così oggi non decide l'Enel cui spettano compiti diversi da quello di decidere dove fare le centrali. Sembrano dettagli, soprattutto a chi pensa a quanto ci potrà guadagnare dalla propaganda, ma dettagli non sono.
Non c'è solo il fatto che sarà il governo a decidere quel che è sua competenza decidere, ma anche quello, sostanziale, che in Sardegna c'è una decisa ed unanime contrarietà. C'è un impegno del governo regionale ad opporsi alla istallazione di una o più centrali nucleari e c'è in atto un notevole movimento che, spogliato di ideologismi e di tentazioni sempre e comunque antigovernative, è una garanzia del fatto che l'unità è possibile e, anzi, decisiva. Io rispetto, e l'ho diverse volte detto, la decisione autonoma delle regioni, come il Veneto, di ospitare una centrale nucleare e mi auguro sarà rispettata la decisione della Sardegna di non farlo.
Per quanto mi riguarda, sarò al fianco della Regione e dei sardi che non vogliono la centrale nucleare nell'Isola. Non sarò affatto con i fondamentalismi di chi già dichiara di non volere il nucleare ovunque nel territorio della Repubblica. Come tutti i dogmatismi anche questo è infantile, ingiustificato, antiscientifico e, soprattutto, profondamente offensivo delle autonomie regionali.
Salvo scoprire, un giorno, che l'allarmismo, come già è successo in Sardegna, si crei a tavolino per poi ascriversi la vittoria contro un disegno che mai c'è stato.

lunedì 16 novembre 2009

Parchi eolici e dietrologie. Il problema sta nei poteri della Sardegna

Non mi appassionano le dietrologie e le teorie sui complotti, tanto in voga presso certa cultura mediatica e politica. Ricordate il “complotto” clerico-massone-mattonaro a cui, secondo questa teoria, si dovrebbe il fatto che oltre mezzo milione di sardi ha scelto il centrodestra? Sciocchezze allo stato puro, risibili se non entrassero nelle discussioni di tanta gente in buona fede e disarmata. Figurarsi se posso vedere un “disegno” o un “complotto” filo-nucleare nei ripetuti tentativi di creare parchi eolici in posti in cui non è tollerabile impiantarli: vicino alle coste, in prossimità di emergenze archeologiche, e così via.
La tesi del complotto o del disegno machiavellico, riecheggiata anche in questi giorni da qualcuno, è che da innumerevoli parti si vanno proponendo impianti eolici per sollecitare tondi e irriducibili No, in modo da dare al governo l'alibi di imporre esso delle soluzioni, come il nucleare. In termini di paradosso ho scritto qualche giorno fa che il fronte del No a tutto poteva indurre cittadini esasperati e disperati dalla crisi delle industrie energivore a rivendicare energia a basso costo quale che sia la fonte, anche la nucleare. Un paradosso, appunto, che non tiene conto delle volontà della politica, della società e, soprattutto, della grande maggioranza dei sardi.
La corsa a scoprire, nelle carte, nei progetti presentati, nelle voci nuovi insediamenti minacciati è un dovere di cronaca dei giornali e in questo lo adempiono con scrupolo. Di tanto in tanto, sbucano politici dell'opposizione per denunciare, certi di avere visibilità, le oscure manovre di un governo assetato di centralismo e di voglia di affossare le autonomie. Figurarsi, dicono, che il governo considera le acque intorno alla Sardegna come appartenenti allo Stato. Sarebbe curioso che così non fosse, per ragioni costituzionali. Ragioni modificabili con un nuovo Statuto speciale della Sardegna, naturalmente.
Nel disegno di legge che ho presentato al Senato e che riprende la proposta del Comitato per lo Statuto, è scritto, per esempio, che “il popolo sardo, il territorio della Sardegna e delle sue isole, il mare e il cielo territoriale, l’ambiente, la lingua, la cultura e l’eredità culturale, materiale ed immateriale, della Sardegna costituiscono la Nazione sarda”. Perché questa previsione di ordine costituzionale sia realtà è necessario che prima di tutto i sardi e il loro Parlamento regionale lo vogliano e si battano per ottenerla.
Non mi pare che ci sia in Sardegna una corsa a discuterne e a decidere. Da nessuna parte, né da chi questa proposta ha fatto propria, né da altre parti. Da queste, anzi, nelle poche volte in cui se ne parla, vengono critiche o strumentali (si tratta di una proposta “inadeguata e arretrata”, per l'amico Maninchedda”) o apocalittiche (è una proposta “separatista” per Gianfranco Sabatini). Se ci va bene che le cose continuino a stare come sono, almeno non ci si astenga da fare proteste sterili e prive di contropoposte che fanno la gioia di chi vuol conservare l'esistente.

giovedì 1 ottobre 2009

Ottana inquinava. Ma va?

Scoprire all'improvviso, quando ormai la petrolchimica è chiusa da anni, che a Ottana Enichem e Montefibre hanno inquinato è una curiosa maniera di preoccuparsi dell'ambiente. E mi fa tornare in mente un detto sardo: “In s'arbore ruta cada unu bi faghet frasca”, di un albero caduto ognuno fa fascine. È da più di trent'anni che ad Ottana, i pochi coraggiosi denunciano e provano gli effetti dell'inquinamento prodotto da quella grande fabbrica: pesci morti nel Tirso a valle degli scarichi, polveri biancastre che distruggono gli alberi intorno, stoccaggio di bidoni dall'incerto contenuto, un insopportabile puzzo che in piena estate costringeva gli ottanesi a dormire con le finestre chiuse, e così via inquinando. In più, sospetti, mai fugati, di tumori che in quantità abnorme avrebbero colpito gli abitanti della zona.
I coraggiosi ottanesi, che per anni hanno denunciato gli inquinamenti e le cortine di silenzio che li circondavano, si sono sentiti definire volta a volta antindustrialisti, arcaici cultori di un passato agropastorale, reazionari e anche persone con atteggiamenti anti sindacali. Anti sindacali forse perché, a volte, le difese di Enichem e Montefibre non sono venute dalla direzione della fabbrica, ma da rappresentanti dei sindacati interni che giuravano sulla correttezza ambientalista dell'azienda. Un atteggiamento, questo della difesa ad oltranza della fabbrica, assunto spesso anche dalla Provincia di Nuoro che, forse solo per incompetenza, faceva certificare la salubrità dell'ambiente da centraline approssimativamente tarate.
Si può capire il perché di questo modo di agire: paura di perdere il posto di lavoro se si fosse imposto alla petrolchimica un costoso rispetto ambientale, prima di tutto. L'importante è, però, avere la consapevolezza dei gravi errori commessi nel passato e della necessità di individuarne i responsabili per evitare di cadere nella tentazione di scaricare le colpe su altri.
Quale che sia il risultato delle ricerche che Arpas, Provincia e Montefibre faranno a Ottana, non v'è dubbio che l'area andrà bonificata. Così come dovranno essere bonificate tutte le aree interessate in Sardegna a una pessima politica industriale, da Furtei a Portotorres a Portoscuso. Potrebbe essere l'inizio di un nuovo modello di sviluppo economico della Sardegna.

martedì 29 settembre 2009

Parco eolico di Is Arenas: interrogazione al Governo

Insieme ai colleghi senatori Fedele Sanciu e Gaetano Quagliariello, ho presentato ai ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti una interrogazione sulla paventata costruzione di un Parco eolico nel mare antistante Is Arenas. Della questione e per esprimere tutta la mia contrarietà mi sono già occupato su questo blog il 17 settembre. Ecco il testo dell'interrogazione:

Premesso che:
in data 9 settembre 2009 la Capitaneria di Porto di Oristano ha reso nota la domanda di concessione demaniale marittima presentata dalla «Is Arenas Renewable Energies S.r.l.» in data 19 maggio 2009, per la realizzazione di un impianto di generazione eolica off-shore;
l’iniziativa prevede l’istallazione nelle acque territoriali della Sardegna centro occidentale, in località Is Arenas – Su Pallosu di 80 torri eoliche alte 130 mt. (100 mt. sopra il livello del mare);
la richiesta è di una concessione per un periodo di 60 anni su uno specchio d'acqua di 21.698.062,00 mq e su un'area demaniale di 450 metri quadri;
le torri dovrebbero affondare sotto il livello del mare per circe 30 mt. ad una distanza minima dalla costa di poco meno di due chilometri ed una distanza massima di otto;
considerato che:
i sottoscrittori non sono a priori contro interventi volti a reperire ed assicurare risorse energetiche alternative per sostenere la crescita e lo sviluppo economico e contrastare i crescente consumo di combustibili fossili, purchè le iniziative non generino un impatto negativo sul paesaggio in territori come quello in questione caratterizzati dalla presenza di notevoli e incontaminate risorse ambientali e dalla forte vocazione turistica;
le coste interessate dall’intervento sono quelle di Su Pallosu, Sa Rocca Tunda e Is Arenas, un’aerea di forte interesse ambientale e paesistico, nonché una “grande ricchezza” economica per la provincia di Oristano dato l’alto interesse turistico dei luoghi;
il sito di Is Arenas, dove insistono numerosi villaggi turistici, verrebbe gravemente compromesso dall’intervento che danneggerebbe pesantemente uno dei poli di attrazione più rilevanti della provincia di Oristano;
tutta la zona potrebbe subire pesanti vincoli alla navigazione da diporto e alla pesca, nonché alterazioni dell’ecosistema marino e costiero e ripercussioni sulla fauna stanziale e migratoria;
la domanda della società Is Arenas Renewable Energies S.r.l.è stata pubblicata sulla stampa locale (La Nuovasardegna), su alcuni quotidiani nazionali(La Repubblica, Il Corriere della Sera), sul Buras della Regione Sardegna e sulla Gazzetta ufficiale europea (S.I.M.A.P.);
i termini per proporre opposizioni al progetto sono fissati sino all'8 ottobre 2009;
il Presidente della Provincia di Oristano, Pasquale Onida, e molti Sindaci dei comuni aventi giurisdizione su quel tratto di acque hanno espresso il proprio disappunto e le proprie preoccupazioni in merito al progetto della Is Arenas Renewable Energies S.r.l.
Si chiede di sapere se:
i ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza non intendano intervenire in relazione all'eventuale esigenza di tutelare il patrimonio paesaggistico, ambientale e culturale di quel tratto di costa della provincia di Oristano;
non intendano opportuno promuovere iniziative normative volte alla corretta disciplina di interventi che possono risultare gravemente invasivi sul paesaggio e sull’ambiente.

giovedì 27 agosto 2009

I cafoni di mezza estate

Fossi un lettore esclusivamente della stampa di sinistra (dal moderato Liberazione all'estremista La Repubblica) e fossi in partenza per le vacanze in Sardegna, non avrei dubbi. L'isola che mi aspetta è una landa del Far West, dove tutto è possibile dopo che a governarla sono entrati “quelli della destra distruttrice dell'ambiente”. Per mesi, prima, durante e dopo le elezioni di febbraio, i lettori delle diverse “Pravda” (Verità, in russo) sono stati, per così dire, informati che con il nuovo governo sardo: a) l'assalto dei mattonari alle coste sarà incoraggiato; b) le spiagge saranno privatizzate; c) la tutela dell'ambiente sarà l'ultima delle preoccupazioni.
Insomma, i cafoni di mezzo mondo troveranno pane per i loro denti. Si potrà scorrazzare con auto anfibie fin nelle spiagge ambientalmente più sensibili come Budelli (nella foto), si potrà sbarcare da una barca di lusso e cacciare i bagnanti, si potrà far provvista della sabbia più fine, gli albergatori potranno chiudere tutti gli arenili che vogliono e così via nefandezze commettendo. In più, niente timore: i cafoni saranno padroni del terreno, perché la catastrofe economica è incombente e in Sardegna arriverà pochissima gente. Immagino la delusione: l'isola straccolma di turisti, le finte concessioni e quelle truffaldine prontamente denunciate, gli arenili controllati e gli abusi denunciati. Il sognato Far West non c'è.
Quel che l'anonima cafoni fa o lo compie con favore delle tenebre, scaricando la spazzatura lungo le strade e in vicinanza di pregevoli beni ambientali, o è costretta a risponderne. Quando, fra qualche settimana, faremo i conti, ci accorgeremo che il catastrofismo economico ha fatto un buco nell'acqua e che, semmai, i problemi all'ambiente sono creati dal troppo affollamento. E ci accorgeremo anche che, forse, il supplemento di problemi risponde alla logica perversa del guastare l'immagine della nostra Isola.
Ma c'è chi non si rassegna alla sconfitta della propaganda politica e mediatica. E anzi rilancia, come fa oggi in un'intervista alla Nuova Sardegna l'ex assessore dell'ambiente Cicitto Morittu, corresponsabile dei disastri che i sardi dovranno pagare chi sa per quanto tempo. Adesso se la prende con la politica dei Parchi che il centrodestra vorrebbe mettere a rischio. Figlia del talebanismo ambientalista degli anni Novanta, la legge sui Parchi, voluta e votata dalla sinistra, sta mostrando tutte le sue pecche di accentramento, di ministerialismo, di messa ai margini delle comunità interessate.
Rimpiange, l'on Morittu, i tempi in cui c'era lui a governare e senza un minimo di pudore dimentica che dal suo governo “sono stati stralciati oltre un milione di euro destinati al Parco” della Maddalena. Non lo dico io, lo dice l'attuale direttore, Bonanno, nominato dal ministro Pecoraro Scanio d'intesa con l'ex presidente della Giunta, oggi deciso a far valere l'impostazione vincolista e accentratrice della legge voluta dai suoi patron politici: chiudere, vincolare, scremare le visite.
Ma c'è anche chi, oltre a Morittu e Bonanno, accettate senza colpo ferire ed ha anzi esaltate le magnifiche sorti e progressive dei parchi come L'Asinara e La Maddalena, adesso ha da obiettare contro il centralismo della Legge 394 (istitutrice dei parchi) che prima hanno accolto come salvifica dell'ambiente. Naturalmente, chiunque ha il sacrosanto diritto di cambiare idea: purché abbia il pudore di dirlo e, soprattutto, di non addossare ad altri i gravissimi errori fatti in nome di una vecchia e fallimentare politica di tutela ambientale.
Credo che tutti noi dobbiamo essere riconoscenti alle popolazioni montane del centro della Sardegna che hanno capito gli inganni nascosti dietro la legge sui parchi voluta da una sinistra giacobina nemica dei diritti di autodeterminazione delle comunità.

venerdì 17 aprile 2009

Parco dell'Asinara, ma è la legge che va cambiata

La sinistra sassarese è in questi giorni alle prese con uno degli effetti di una delle leggi più centraliste che la sinistra italiana sia mai riuscita a produrre: la legge 394 sui parchi naturali. Il sindaco di Porto Torres e la presidente della Provincia di Sassari sono, infatti, in ambasce perché il Parco dell’Asinara è commissariato e, immancabilmente, se la prendono con il Governo Berlusconi. E già che ci sono, con il presidente della Sardegna Cappellacci.
Il primo, come si sa, si sta trastullando con alcune bagatelle come il terremoto dell’Aquila, il secondo perde il suo tempo dietro a una crisi economica che alla sua dimensione globale aggiunge la pesante eredità dei guasti provocati dalla passata giunta di centrosinistra. Ma, si sa: quando c’è da attaccare gli avversari, ogni scusa è buona.
Il Parco dell’Asinara, unito dalla legge di Edo Ronchi a quello del Gennargentu (proprio così), nacque nel 1997 sulla base di un marchingegno che lo scorporò da quello montano, dopo che l’allora presidente della giunta regionale, Palomba, firmò l’intesa con lo Stato. Il Parco del Gennargentu non è mai nato, ed è ormai sepolto, per la forte opposizione delle comunità interessate, contrarie alla 394 soprattutto perché essa affidava le gestione del territorio al governo centrale e cancellava i diritti di autogoverno dei comuni e delle loro popolazioni.
Dimenticando questo piccolo dettaglio della 394, voluta a Roma dalla sinistra e imposta in Sardegna da un presidente che tenne in nessun conto i comuni, il sindaco di PortoTorres sollecita la definizione “dell’organigramma dirigenziale” del Parco. È un suo diritto, naturalmente. Ma non si limita a questo: «Credo che sia giunto il momento di affidare la guida del parco a un rappresentante del territorio e per “territorio” intendo la città di Porto Torres. Non mi interessa a quale schieramento possa appartenere il futuro presidente del consiglio direttivo del Parco nazionale dell’Asinara: poco importa che sia di destra, di sinistra, di centro ma è importante che sia portotorrese. Questo perché sarebbe a conoscenza delle esigenze e delle aspettative della città mentre sarebbe controproducente un presidente nuovamente calato dall’alto».
Ma “un presidente calato dall’alto” è proprio quel che prevede la legge che la sua parte politica ha fortemente voluto e imposto. “Il Presidente è nominato con decreto del Ministro dell'ambiente”, dice infatti l’articolo 9 della Legge 394. Un legge che va assolutamente modificata, anche per rispetto del processo federale in atto nella Repubblica. È quello che proporrò con un mio disegno di legge entro breve tempo.