lunedì 21 giugno 2010

E ridalli col Parco del Gennargentu

Il Parco del Gennargentu, la cui morte fu decretata sia dal ministro Matteoli nel 2005 sia dal Tar tre anni dopo, fa nuovamente la sua comparsa nell'elenco dei “parchi nazionali” redatto il 12 maggio scorso dal Ministero dell'ambiente. Forse si tratta di una dimenticanza o forse di un tentativo, fatto da qualche funzionario legato all'infausta memoria del ministro di centrosinistra Pecoraro Scanio, di reintrodurre dalla finestra ciò che fu cacciato dalla porta dalla mobilitazione delle comunità e delle amministrazioni coinvolte.
Fatto sta, che nell'elenco c'è e che la notizia è destinata a riaccendere le passioni e le polemiche fra le quali eccelle per impudicizia quella sollevata dal presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu, che se la prende con la “confusione mentale” del centrodestra. Basterà ricordargli che fu l'ex presidente di centrosinistra Palomba, oggi suo alleato, a suscitare la rivolta di comunità e sindaci con la sua solitaria decisione di firmare l'intesa con il governo italiano di centrosinistra? Credo di no. È nel Dna di questa sinistra l'aver ragione sempre, sia quando dice bianco sia quando dice nero, sia quando era sdraiata nell'accettare il parco imposto dal centrosinistra romano sia quando è contro.
Sono felice nell'aver appreso che il governo sardo ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione sull'inserimento del Parco del Gennargentu nell'elenco aggiornato diffuso dal ministero dell'Ambiente delle aree protette in Italia. È un buon segnale che gli anni avvenire di questo governo regionale saranno dedicati all'affermazione della nostra autonomia speciale. Il principio costituzionale della “leale collaborazione” fra gli elementi della Repubblica vale se non imposto solo alla Regione. E pazienza se questo disturberà l'alta burocrazia ministeriale che teme di perdere un potere che, fra l'altro, neppure le compete.

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