mercoledì 17 marzo 2010

"Norma campidanesa" in salsa elettorale

Il mio amico (nonché avversario politico) Graziano Milia presenta alla approvazione del Consiglio provinciale un documento che stabilisce “Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda”. Non ne conosco il testo e non mi pronuncio, ovviamente, sull'operazione di politica linguistica fatta dal presidente della Provincia di Cagliari con il sussidio di esperti fra cui un docente di linguistica dell'Ateneo cagliaritano.
Quel che mi preme sottolineare è la singolarità dell'iniziativa elettoralistica, presa par di capire dall'amico Milia per far dimenticare ai suoi elettori di aver dovuto restituire allo Stato la bellezza di 546 mila euro, ricevuti per valorizzazione la lingua sarda e non spesi per la incapacità della Provincia di fare progetti a tutela della nostra lingua. Sempre meno dei due milioni di euro che l'Università ha restituito per la sua mancata volontà di spenderli per lo stesso fine, ma comunque una bella cifra, soprattutto considerate le lamentele per la supposta insensibilità del governo italiano.
C'è anche, in questa vicenda, il segno di una lacerazione profonda fra il presidente della Provincia di Cagliari e il suo compagno di partito, l'ex presidente della Regione, Soru, autore, val la pena di ricordare, della delibera con cui la Regione adottò come sua lingua ufficiale in uscita la Limba sarda comuna. La si poteva, come per ogni scelta politica, rimettere in discussione, con la coscienza che quella delibera è pur sempre un atto del governo della Sardegna. Si è preferito trascinare un patrimonio e un valore come la lingua sarda nella bolgia dei dissidi interni. Credo che anche di questo gli elettori della Provincia di Cagliari dovranno tener conto quando, questa primavera, saranno chiamati ad eleggere il nuovo presidente e il nuovo Consiglio provinciale.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Spettabile senatore Massidda, mi chiamo Pietro Perra e sono uno degli autori della norma campidanese.
Io stesso la invitai alla presentazione a luglio e le diedi il link dove potersi scaricare il testo da internet in attesa di trovare l´occasione di consegnarglielo personalmente.

Sinceramente non mi aspettavo una uscita del genere...visto che il Consiglio Provinciale ha approvato all´unanimita´questa norma...destra, centro e sinistra si sono resi conto che la Limba Sarda Comuna e´semplicemente fallimentare, ovunque sia stata imposta nel sud Sardegna si è rilevata un fallimento, se vuole le posso/possiamo portare tutte le testimonianze che vuole.

Che fare? si continua nell´errore? la Limba Sarda Comuna (prepotenza di Soru) e´sostenuta solo ed esclusivamente da una piccolissima minoranza di sardi, la stessa che sosteneva la Limba Sarda Unificada (bocciata clamorosamente).
Fior fior di professori universitari sostengono che la lingua sarda debba avere due norme, la campidanese e la logudorese...stranamente quelli che invocano l´unita´della lingua sarda (che e´gia´unita), sentendo la necessita´che ci sia una sola norma, vogliono la PROPRIA norma, quella logudorese, perche´LSU e LSC logudorese sono, senza paura di smentita...

Mi dispiace dirle che la LSC non e´ún esperimento, perche´se fosse stato un esperimento ci sarebbe stato un tempo massimo per verificarla...non e´aggiustabile, visto che per aggiustarla ci vorrebbero i tempi biblici per una seconda commissione, che poi, in base a cosa la cambierebbe visto che non e´stato fatto un lavoro di sperimentazione ma di imposizione!

le Norme scritte nel nostro libro invece hanno avuto questo iter...un gruppo allargatissimo di studiosi provenienti da tutte le aree campidanesi hanno lavorato per 2 anni (gratuitamente...), hanno compilato un libro...questo libro e´stato pubblicato ed e´stata aperta la discussione di 3 mesi, discussione nella quale chiunque poteva intervenire pubblicamente per contruibuire...poi si e´passato alla versione definitiva. Piu´democratico di cosi´...

Troverei folle che qualche politico invocasse l´uso della LSC nel sud Sardegna, sappia che Soru ha perso molti punti anche per la questione della LSC.

Rinnovando la mia stima nel suo impegno per la lingua sarda, le chiedo di non ascoltare una sola campana, ma, come rappresentante di tutti i sardi, di ascoltare anche la "maggioranza silenziosa..."

cordiali saluti,

Pietro Perra

piergiorgio massidda ha detto...

Caro Perra,
è proprio perché a me piace, in questo e in altro, ascoltare tutte le campane che ho scritto quel che ho scritto, senza per altro entrare nel merito della vostra operazione linguistica, campo nel quale non posso entrare. Mi occupo di politica, ma non sono dell'idea che per fare buona politica sia necessario cavalcare quel che sembra essere l'opinione corrente. Tanto meno è buona politica trasferire in una campagna elettorale vicina una questione complessa e, a me sembra, nientaffatto chiarita.
Lei dice che la Limba sarda comuna ha l'ostilità generale e l'appoggio di una piccolissima minoranza. Questo non sarebbe di per sé derimente, visto che una maggioranza ha ragione solo quando vota e non mi pare che su questioni linguistiche il popolo sardo abbia mai deciso con un voto. D'altra parte, a quel che mi risulta la Limba sarda comuna è stata adottata dalle province di Sassari, Nuoro, Oristano, Ogliastra che tanto infima minoranza non mi paiono.
Si figuri se io, campidanese, non apprezzo il tentativo, suo e di altri suoi amici, di dare una norma ortografica, morfologica e fonetica al sardo che parliamo in questa parte della Sardegna. Quel che mi angoscia, glielo dico con tutta sincerità, è quel tanto di contrapposizione che aleggia anche nel suo graditissimo intervento.
L'assicuro che il mio pensiero sulla lingua sarda e la sua unitarietà – ho partecipato con passione e con dedizione alla elaborazione della legge di tutela delle lingue delle minoranze storiche – non confligge assolutamente con gli sforzi che avete, e con successo, fatto.

Amos Cardia ha detto...

Su Senadori, torreus sètiu a is chistionis. Fustei nàrat:
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> non sono dell'idea che per fare buona politica sia necessario cavalcare quel che sembra essere l'opinione corrente. Tanto meno è buona politica trasferire in una campagna elettorale vicina una questione complessa e, a me sembra, nientaffatto chiarita.
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Fustei, ca ddu fait de traballu, scit chi is atzionis bonas, imparis a sa genti, bolint fatas sempri. Atesu de is eletzionis e acanta a is eletzionis. No est chi sigumenti seus acanta a is eletzionis, insandus depeus firmai su Mundu. Nosu eus acabau ariserus unu traballu chi est cumentzau medas annus fait, atesu de is eletzionis. Si depemus firmai pròpiu imoi chi femus acabendi? E poita?
Sa genti no est tonta, chi in sa provìntzia Milia at traballau mali, sa genti dd'at a scrocorigai. No at'essi custa cosa bona chi at fatu ariserus a ddu sarbai. Chi at a torrai a binci, at'essi po totu sa polìtiga sua, no po cust'atzioni sceti. O Fustei si pensat chi sa genti siat tonta?
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> Una maggioranza ha ragione solo quando vota e non mi pare che su questioni linguistiche il popolo sardo abbia mai deciso con un voto.
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Difatis, pensit chi nosu eus sempri domandau un'arreferendum po fai scioberai is Sardas e is Sardus e Soru no dd'at bòfiu fai mai. Bolit nai chi si pensàt de perdi, tanti est berus chi sa Limba Sarda Comuna nimancu dd'at portada a fai votai in Consillu Arregionali. Bell'esempru de democratzia, custa Limba Sarda Comuna!
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> A quel che mi risulta la Limba sarda comuna è stata adottata dalle province di Sassari, Nuoro, Oristano, Ogliastra che tanto infima minoranza non mi paiono.
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"Adottata" cumenti? Cun d-unu votu in su Consillu Provintziali, informendi sa genti innantis, o cumenti? Fustei ddu scit beni chi, in polìtica, sa forma est sustàntzia.
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> Quel che mi angoscia, glielo dico con tutta sincerità, è quel tanto di contrapposizione che aleggia anche nel suo graditissimo intervento.
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"Contrapposizione" nosu? Ma cumenti fait a pensai una cosa aici? Nosu eus fatu custu traballu pròpiu po fai acabai is brigas, po torrai su giustu a totus. Chi bolit unu tanti de "contrapposizione", castit unu cumentu bessiu ariserus: "gli accademici cagliaritani della linguistica sarda che considerano questa lingua un corpo da sezionare per i loro raffinati studi, religiosamente fatti in italiano".
Imoi, deu sciu chini dd'at scritu e innui est scritu, ma no ddu scòviu pròpiu po no fai "contrapposizione". Ddi sinnalu sceti:
1. ita bolit nai "cagliaritani"? Parit narau cun disprètziu, pròpiu ca in mesu de nosu nisciunus est casteddaju;
2. ita bolit nai "religiosamente fatti in italiano"? Ddu bint totus chi is "Arrègulas" funt su primu traballu modernu de normalisadura de su sardu scritu in sardu e totu, e ca pròpiu is atrus traballus, su de sa LSU (Limba Sarda Unificada) e su LSC (Limba Sarda Comuna) funt "religiosamente in italiano".
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Po acabai, chi ndi tenit prexeri, ddi consillu a si ligi custu scritu bellu de Marianu Niàtziu Contu, de su pròpiu partidu de Fustei:

http://www.marianoignaziocontu.it/index.php?option=com_content&task=view&id=301&Itemid=18

dott. Amos Cardia

Anonimo ha detto...

Caro Senatore,
la ringrazio per la corretta e graditissima risposta.
Condivido in pieno quello che ha scritto il mio collega Cardia.

Pero´le chiedo, come mai le provincie di Cagliari, Medio Campidano e Sulcis invece non usano la LSC ma il campidanese? e si parla della maggior parte dei sardi...
Come si puo´cercare di recuperare il sardo con la LSC se nelle scuole dove lavoriamo, se nei comuni dove lavoriamo, la gente non lo vuole? perche´quando utilizziamo il campidanese non ci sono problemi e invece tutte le volte che si e´provato ad utilizzare la LSC il fallimento era garantito? ovvio che nelle provincie da lei citate non ci sono (quasi!!!) stati problemi, sono le provincie (a parte una parte dell´oristanese) dove il logudorese e´sempre stato la koine´.
Se vuole la possiamo portare in giro a sentire gli umori della gente, e´da 10 anni che facciamo questo lavoro, anche se non ci sono state delle votazioni, sappiamo bene cosa dice la gente...cosa dovremmo fare? snobbarla? decidere per loro a tavolino, in 4, come e´stato fatto quel pomeriggio con Soru al Cesar´s Hotel (il giorno della LSC...)?

stiamo attenti...come dice anche il Prof. Pittau, uno strappo fatto ora, puo´essere fatale per il recupero della nostra lingua.

la saluto cordialmente,

Pietro Perra

piergiorgio massidda ha detto...

Caro Cardia,
andiamo con ordine e sgombriamo subito il terreno dall'equivoco più grande: io non ho mai sospettato lei o qualunque altro autore delle regole di essere responsabili dell'operazione elettorale del presidente Graziano Milia, ho detto solamente che la sua lo è. Se serva a guadagnare voti o a perderne lo decideranno gli elettori nel loro giudizio complessivo, in questo mi sembra siamo d'accordo, sull'operato della giunta.
Quanto alla adozione della Limba sarda comuna da parte delle province di Sassari, Nuoro, Oristano e Ogliastra, questa c'è stata nelle forme stabilite per legge. Se questa adozione non è condivisa dai cittadini lo vedremo questa primavera, quando anche in quelle quattro province si voterà e se gli schieramenti concorrenti ne vorranno fare materia di scelta.
Lei mi cita espressioni che io non ho usato, delle quali ignoro il contesto, e le contrappone a qualcosa che io ho detto rispondendo a Perra, non a lei. Non so che cosa dirle, mi spiace. Se non ripeterle che mi congratulo con il lavoro che avete fatto e che sarà validato o no dall'uso che l'amministrazione provinciale ne farà.

Gianfranco Pintore ha detto...

Caro senatore,
Amos Cardia, a cui faccio i complimenti per esser stato premiato per il suo lavoro in sardo, persona per altro gradevolissima, cita una mia frase, la decontestualizza e così la fa apparire molto sgradevole.
Se pensa che "cagliaritani" sia un moto di disprezzo non so davvero che cosa dire, allargo sconsolato le braccia e, al più, scrollo la testa. La frase che egli riporta: "gli accademici cagliaritani della linguistica sarda che considerano questa lingua un corpo da sezionare per i loro raffinati studi, religiosamente fatti in italiano" non è evidentemente una critica a quegli accademici in quanto operanti all'Università di Cagliari, ma in quanto propensi a considerare la lingua sarda un mero oggetto di studio e non uno strumento di comunicazione. Come si sarebbe agevolmente capito se Cardia non avesse ritagliato la frase a convenienza della propria tesi.
Cardia e gli altri studiosi ritengono che la loro proposta sia una koiné dell'intero Campidano? Credo che così non sia e che sia semplicemente una legittima proposta, studiata a tavolino da 14 studiosi con la consulenza di un accademico che dell'esistenza di due lingue sarde è convinto. Le loro regole e quelle della Lsc sono a disposizione di chi le vuole usare. Saranno la quantità e la qualità dei rispettivi fruitori per scrivere (e poi parlare nei rispettivi dialetti) a decidere che cosa vive e che cosa muore.

Anonimo ha detto...

Salve a tutti,
non posso che essere contento di questa ritrovata armonia nell´affrontare il discorso della lingua sarda, non esistono nemici, ma solo ed esclusivamente visioni differenti, come e´giusto che sia in ogni cosa.

Mi preme pero´fare alcune precisazioni a Gianfranco Pintore, del quale ammiro il focoso trentennale impegno per la lingua sarda...

1) La koine´campidanese de is Arregulas coincide con le forme campidanesi comuni usate in letteratura da tanto ma tanto tempo e corrisponde al campidanese che ogni giorno utilizzano anche i sostenitori della LSC quando scrivono nella loro varieta´. Noi 14 provenienti da tutte le aree dialettali campidanesi infatti non abbiamo avuto nessun problema nel nostro lavoro, confermato anche da is cantadoris. L´accusa del "lavoro a tavolino" la respingiamo con ironia, visto che se di "tavolini" si deve parlare, la LSC e´nata grazie ad una commissione di 5? forse 6? con la meta´che ha preso le distanze appena uscita...

2) lungi da me difendere Blasco Ferrer, e´grande e vaccinato e puo´farlo da solo (anche se preferisce evitare di intervenire sui vari blog-forum, perche´spesso la discussione degenera in squllida rissa...), non ha mai e poi mai parlato di due lingue, ma ci mancherebbe altro! solo un folle parlerebbe di DUE lingue sarde! la lingua sarda e´una, il sistema linguistico sardo, e diro´di piu´, fra le lingue neolatine e´la lingua con meno differenze al suo interno, che pero´nel corso dei secoli, ha prodotto due tradizioni scritte letterarie...non a caso tutti i dizionari, grammatiche dal 1800 parlano di una varieta´scritta meridionale e una varieta´scritta settentrionale...la bibliografia e´immane...
quindi, una volta per tutte, non DUE lingua sarde...ma UNA lingua sarda con due varieta´scritte, come ne paesi Ladini, in Norvegia, come il Portoghese e tantissime altre lingue. Sono sicuro che questo equivoco sia stato definitivamente chiarito e che nessuno voglia piu´scrivere che si sostengono due lingue sarde...sarebbe davvero triste...

3) non posso che dare ragione a ZFP, sara´la gente e decidere cosa andra´avanti o meno. Per quel che ci riguarda, la norma campidanesa, la stiamo sperimentando da anni e anni, in tutti i nostri lavori, senza nessun problema, in tutte le regioni sub-dialettali della Sardegna meridionale, quindi, forti di questa esperienza, siamo fiduciosi nella bonta´del nostro lavoro. Lo stesso non si puo´dire delle esperienze della LSC in Sardegna meridionale (dove vive la maggior parte dei sardi, ricordiamolo bene), che si sono rivelate fallimentari, tutto documentabile ovviamente!

un cordiale saluto a tutti,

Pietro Perra

Anonimo ha detto...

Su un´altro punto mi trovo assolutamente concorde con Pintore, sul fatto che tanti, per non dire tutti, gli accademici non scrivano i loro libri-dispense-lavori, in sardo.
Una lingua vive se e´veicolare, e l´approccio universitario e´del tipo "studio di una lingua morta, come il sanscrito, greco antico". Ma loro potrebbero ribadire con ragione...ma se nemmeno le regole de sa Limba Sarda Comuna sono scritte in sardo, cosa pretendete da noi?!
questa e´stata una grave pecca...i friulani e i ladini hanno scritto le loro norme nella loro lingua, gli esperti che hanno prodotto la LSC, no, o anche loro hanno la stessa visione degli accademici cagliaritani (ma anche sassaresi!)giustamente ripresi, o non sono riusciti ad produrre un testo scientifico in Limba Sarda Comuna, tertium non datur.
Arregulas ha rotto questo circolo vizioso, ha dimostrato ampiamente che una proposta completa puo´e deve essere scritta in sardo!
mi auguro che gli amici promotori della LSC lo facciano al piu´presto! :)

ancora saluti cordiali,

Pietro Perra

Anonimo ha detto...

Segnalo anche quì un commento pubblicato nel blog di Pintore e sul forum Regionali Sardegna di POL a seguito della posizione di IRS:

Qualche parola su questa vicenda della lingua:

Ricordo che a fine 2006 divulgammo uno scritto nei forum indipendentisti segnalando un dato di fatto:

Che nel sistema anglosassone la lingua non è stata e non è un fattore rilevante nel nazionalismo di alcuni paesi: Pensiamo alla Scozia ad esempio.

Sulla LSC invece fummo d'accordo per un motivo non linguistico ma assolutamente politico: E lo dico da non esperto di linguistica. Serviva un precedente, una forte iniziativa politica per dare seguito al riconoscimento della lingua avuto a fine anni '90 (che Soru pareva avere tutte le carte in regola e l'attenzione generale per rilanciare), il quale potesse dare una scossa al sonnacchioso dibattito Sardo in materia.

Ricordo anche (da corrispondenza privata) che diversi attivisti di IRS erano a favore della normalizzazione LSC per motivi analoghi, o forse alcuni influenzati da questa posizione (che fu la prima a comparire in un forum indipendentista).
Tra le varie polemiche lanciate da U Erre Enne nel corso degli anni ci fu infatti anche quella di recriminare all'indipendentismo l'assenza di una chiara posizione sui vari temi, tra cui appunto la Lingua Sarda.
Ma tutto questo (e lo dico per gli avversari della LSC) non aveva nulla a che vedere con la volontà di voler imporre un solo standard a scapito delle varianti naturalmente sviluppatesi.
Il "sostegno" (più simbolico che pratico) alla LSC era esclusivamente visto come un'integrazione all'esistente e come un modo (magari acerbo) di tenere aperto un dibattito sulla materia linguistica che noi temevamo scemasse sul nulla (come di solito accade in Sardegna per ogni cosa).
Insomma: Da un lato è vero che anche il nostro nazionalismo non ritiene vitale la lingua nei canoni della sua propaganda pubblica (basti guardare il sardismo e le ambigue posizioni decennali dell'indipendentismo), ma anche la società attuale, sempre più assorbita dall'omologazione mediatica e scolastica italiana. Aspetto quindi che influenza anche la politica identitaria in quel colpevole disinteresse.
>

Anonimo ha detto...

>
L'altro lato è che comunque esiste una Lingua Sarda ed è comunque parlata su tutto il territorio. Voltare la testa dall'altra parte solo perché un problema non è percepito non significa infatti che un problema non esista: Compito del nazionalismo è pertanto quello di difendere l'esistente ma anche quello di ragionare sui criteri di una normalizzazione (per ragioni politiche e giuridiche su cui occorrerebbero pagine di motivazione) quanto più prossima a quell'esistente. Da non esperti ovviamente non ci siamo mai imbarcati nella rissa generale. Alcuni dirigenti indipendentisti, anche loro non esperti in materia, spesso lanciano qualche frase del tipo: "Promozione della lingua con le sue varianti". Per tenere tutti buoni, ma se poi questo sia una difesa politica della LSC o meno lo sanno in pochi. Forse neppure loro.

Il discorso è: Senza la LSC ci sarebbe oggi tutta questa attenzione sulla Lingua o saremmo più indietro?
Non lo sapremo mai, nei fatti comunque la soluzione del problema la vedo ancora lontana e tuttavia, proprio per i motivi di cui sopra, la cosa non sembra essere oggetto assoluto di interesse politico da parte dei comuni cittadini: Nel senso che il problema linguistico sembra più avvertito dagli ambienti prossimi alla politica identitaria che non dai destinatari finali che dovrebbero beneficiarne: Gli elettori. I dirigenti politici invece l'hanno capito e non volendo trattare la patata bollente la lasciano a decantare.
Ma questo è perfettamente normale in un Popolo sottoposto ad anni di sistematica distruzione della memoria di sé e di tutte le sue caratteristiche.
La posizione di IRS mi pare più un'evoluzione di tale profilo discorsivo ma che poi si siano fatti ragionamenti linguistici dietro, ovviamente, non lo sò.

Purtroppo nel 2010 ormai vediamo che la "rissa" non è più organica alla necessità di sviluppare il dibattito ma al contrario ne è l'agente che lo rallenta. - Bomboi Adriano (U.R.N. Sardinnya)

Unknown ha detto...

La norma presentata a Cagliari confligge ( ed è del tutto legittimo poterlo fare ) con il percorso tendente a dotare la Sardegna di una lingua ufficiale di riferimento per usi pubblici, da sperimentare nel suo percorso e da non rendere in nessun caso obbligatoria per nessuno.
Il retropensiero di questa proposta, forse inconsapevolmente da parte degli estensori, è quello di prefigurare due lingue sarde.
Due lingue sarde che con il nascere di un subnazionalismo campidanese che traspare, mina alla base lo sforzo per l'affermazione della nazione sarda e la ritrovata unità dei sardi sulla questione linguistica come base per un processo di recupero della sovranità statuale e bilinguismo in un quadro federalista europeo futuro.
La identificazione di un logudorese di fantasia, unitario e contrapposto a un campidanese specularmente di fantasia, deforma la complessità della lingua sarda.
Ma non voglio addentrarmi su questioni linguistiche dato che non sono un linguista ma restare sul piano politico e di politica linguistica.
Cosa che diversi interventi che hanno criticato la sua benemerita e chiara dichiarazione non hanno fatto.
In particolare riguardo a una parte importantissima della sua dichiarazione e che riporto di seguito:

"dell'iniziativa elettoralistica, presa par di capire dall'amico Milia per far dimenticare ai suoi elettori di aver dovuto restituire allo Stato la bellezza di 546 mila euro, ricevuti per valorizzazione la lingua sarda e non spesi per la incapacità della Provincia di fare progetti a tutela della nostra lingua. Sempre meno dei due milioni di euro che l'Università ha restituito per la sua mancata volontà di spenderli per lo stesso fine, ma comunque una bella cifra, soprattutto considerate le lamentele per la supposta insensibilità del governo italiano."

Diversi interventi non hanno minimamente affrontato la sua denuncia.
Quante attività, anche e soprattutto in favore del sardo parlato nel territorio della Provincia di Cagliari, a partire dalle scuole materne ed elementari, cioè dove i bambini sono indotti a dimenticare la loro lingua materna, si sarebbero potute realizzare?
E quanti studi di normalizzazione del sardo parlato in questi comuni si darebbero potuti concludere con successo durate gli anni della legislatura ?
Probabilmente si sarebbero potuti anche realizzare incontri e confronti fra le diverse tesi sulla lingua normalizzata, smussando spigoli e creando convergenze.
Quanti bambini avrebbero potuto essere difesi dall'opera di cancellazione del sardo parlato nelle loro comunità e non mi riferisco ad una LSC che è altra cosa..
Quante poesie, libri, canzoni, giornali o siti internet si sarebbero potuti realizzare. Quanti progetti dib studiosi e operose di buona volontà si sarebbero potuti fimnanziare?
Si è preferito invece di costruire alimentare la polemica e la divisione.
La giunta Milia su questo piano ha fallito, ed è questa la principale critica di politica linguistica che giustamente lei ha sottolineato.
Non mi sorprende dato che il retroterra culturale della parte politica che attualmente governa la provincia di Cagliari è precisamente quello di fiera avversità alla lingua sarda, della quale per decenni ha negato l'esistenza.
Ecco, credo proprio con lei che si sia trattato di una strumentalizzazione elettoralistica e spero che, la sua parte politica, che s'appresta a partecipare alle elezioni, possa porre nel suo programma una chiara linea di politica linguistica, raccordandola, come del resto è nello spirito della legge 482 ( da migliorare) con le altre Province sarde , non per creare una Vandea linguistica ma con spirito unitario e gradualistico.
Per concludere, confermando il mio dissenso sulla proposta in discussione, devo però dire che il lavoro degli estensori che io non condivido, giganteggia di fronte all'ignavia dell'università di Cagliari che ha restituito ben quasi due milioni di euro inutilizzati e destinati alla lingua sarda. Anche questo è un vero scandalo.

Unknown ha detto...

Caro senatore,
trovo normali gli interventi degli estensori della proposta presentata nel Consiglio provinciale di Cagliari.
Questa proposta mi trova dissenziente da diversi punti di vista e la ritengo, così come è stata realizzata, un'ostacolo e un elemento di divisione che malgrado la buona fede e volontà degli estensori è stata strumentalizzata politicamente dalla giunta Milia.
Sono per la normalizzazione di tutti i dialetti ( anche se questo termine non mi piace) della lingua sarda compresi quelli meridionali della Sardegna.
Sarebbe opera meritoria che però non viene fatta ancora e utile, così come normalizzare tutte le componenti dal sud al nord della Sardegna.
Il lavoro di cui si discute sarebbe stato forse più utile se non avesse subito il pregiudizio contro la LSC che è un'altra cosa e segue un'altro percorso, non meramente linguistico ma di politica linguistica.