lunedì 6 luglio 2009

Festa dell'Unità al Festival di Gavoi

Per la platea e spero non per gli organizzatori, quella di Gavoi è stata una gioiosa Festa dell’Unità, più che un festival letterario. A confermare il sospetto, nato con i fischi al solo sentir pronunciare il nome di Ugo Cappellacci, ci ha pensato oggi la cronaca della Nuova Sardegna: “In prima fila, anche Renato Soru (editore dell’Unità e oggi consigliere regionale dell’opposizione) salutato al suo arrivo da un grande applauso che stride con i fischi riservati all’inaugurazione del festival all’attuale giunta presieduta da Ugo Cappellacci”.
Proprio come ai bei tempi del Pci, quando fra panini, ragù e “Bandiera rossa”, i militanti celebravano i riti del “migliorismo” e dell’inevitabile sorgere del sole dell’avvenire in mezzo alle ovazioni rivolte ai dirigenti comunisti e, naturalmente, agli intellettuali organici. Con la non piccola differenza che allora la festa si autofinanziava e nessuno si strappava i capelli perché il governo non la sosteneva economicamente. Farmi rimpiangere la serietà del Pci è cosa che non riuscirò mai a perdonare all’Anonima indignati che ha ridotto il Festival di Gavoi a manifestazione di partito.
Non so se per il clima politico o se per vocazione, i giornalisti intervenuti a Gavoi hanno lungamente pianto sui rischi per la libertà di stampa che il governo Berlusconi fa correre al giornalismo italiano. Singolare concetto di libertà la loro, stando alle cronache dei quotidiani sardi. Lamentano infatti che non tutti i giornali hanno sposato l’antiberlusconismo come pietra al paragone della loro indipendenza. Il direttore di un telegiornale è stato condannato senza appello per la sua decisione di non stare dietro ai pettegolezzi pruriginosi come alcuni quotidiani emblema della libertà e di essersi comportato quindi da servo del potere. La libertà di stampa, insomma, come nome tutelare del pensiero unico anti Berlusconi.
Un grande regista, che stimo molto seppure di altra sponda politica, Ermanno Olmi ha icasticamente fulminato il vittimismo di certi giornalisti, campioni della libertà di insozzare l’altrui onorabilità (sia di Berlusconi sia di un semplice cittadino). “Se il problema è Berlusconi lo faccio fuori io, me ne incarico. Però prima mi dovete garantire che con lui scompariranno anche tutti i vizi e difetti del nostro giornalismo” ha detto Olmi.
In questi ultimi due giorni prima del G8, organi di stampa molto liberi annunciano l’esplosione di uno scandalo che insieme al presidente del Consiglio dovrebbe travolgere l’immagine del governo e dell’Italia. Niente ruberie, delitti infamanti, collusioni criminali, ma solo – annunciano – scatti fotografici rubati nell’intimità di una abitazione privata da tal Zappadu, eletto maitre à penser di certa sinistra italiana, insieme a quelli che Piero Ostellino ha definito ieri “piccoli squadristi dell’estrema destra giustizialista e incolta”. Aridatece il Pci.

26 commenti:

Anonimo ha detto...

cos'è il blog ufficiale del tg4??

ahahahahahahaa ... c'eri a gavoi vero??

vergnonati

Anonimo ha detto...

Caro PG,

sottoscrivo ciò che dici. Mi permetto però di riportarti quanto scritto da un bravo giornalista de L'Unione Sarda, Celestino Tabasso, a proposito del festival di Gavoi:
"Ma già a mezzogiorno il sagrato si era dimostrato uno spazio libero e ideologicamente cangiante: dopo aver ospitato venerdì sera il rigido e paradossale moralismo criminale di Nicolai Lilin, ha visto un vivace e a tratti brillante dibattito sul laicismo tra lo scienziato (e deputato Pd) Giovanni Bachelet e il filosofo Gianni Vattimo, moderati dallo psicologo e giornalista radiofonico Massimo Cirri. Un incontro anomalo, per una volta non polarizzato tra un ateista a denti stretti e un integralista alla Binetti. Per quanto orfano dell'iperlaico Paolo Flores D'Arcais, bloccato a casa da un inconveniente («E adesso con chi litigo?»), Vattimo ha fatto scintillare il suo sarcasmo sulla Chiesa, la cui rovina è la condizione necessaria per il rilancio del cristianesimo. Con una premessa: diciamo pure male, e anzi malissimo, delle gerarchie episcopali, dei gerarchi in clergyman , di quella Curia la cui palingenesi dovrebbe passare per il celebre arrivo dei cosacchi in piazza San Pietro. Però: «Flores D'Arcais e l'ateista intransigente Odifreddi sono i custodi della mia fede: piuttosto che diventare come loro sono pronto a credere a Fatima e a qualunque altra cosa». E se per il filosofo torinese, pronto con Croce a «non potere non dirsi cristiano», la laicità andrà di pari passo con il coraggio dei politici di dispiacere alla Chiesa, per Bachelet il discorso è più delicato. Già in apertura di dibattito Cirri lo stuzzica, ricordando che i pastori luterani svedesi hanno mandato una delegazione al Gay Pride perché «Dio vuol bene a tutti» e benedicono le coppie omosex con un rito appena meno solenne del matrimonio, per poi chiedergli: «Come mai la Chiesa luterana di Svezia è tanto più aperta del nostro Partito democratico?». Inevitabile, per il parlamentare, ricordare che il Pd esiste dal 2007 e non ha mai governato. Quanto alla laicità, la trincea l'ha scavata da anni la Consulta identificandola «non nell'indifferenza, ma nel rispetto per la libertà di coscienza di ciascuno».

Vattimo scherza con Cirri sull'acqua che gli organizzatori nebulizzano sul pubblico nel sagrato arroventato e sulle aspersioni di acqua santa, e sbeffeggia i prelati innamorati delle speculazioni finanziarie e politiche «campioni di ascetica leggera». Per il filosofo, che da esponente del mondo gay ha ritegno ad andare a messa nella sua Torino e quindi dice il rosario da solo, a casa, «come le vecchine», gli applausi di stima e simpatia che gli grandinano addosso proprio davanti alla chiesa hanno un significato particolare. Forse sono anch'essi una piccola tessera del mosaico grande e incompleto della nostra Laicità".
Ora ti chiedo e mi chiedo: com'è possibile che una giunta regionale, con almeno due esponenti chiaramente cattolici, FINANZI uno show così INSULTANTE nei confronti della Chiesa di cui dicono di far parte?
Deriu e Soru sono riusciti nel loro intento (far finanziare ugualmente la nuova festa dell'Unità), e noi cattolici dobbiamo anche sentire la "nostra" assessora alla Cultura che - sul sito della regione - benedice questa gente facendogli i complimenti???
Ti prego rispondimi.
Un tuo ammiratore

piergiorgio massidda ha detto...

Per l'anonimo sghignazzante

Certo che c’ero. Il fatto è che lei non se ne è accorto, genuflesso com’era per non perdersi una parola dei Pontefici dell’Anonima indignati. Io sarei anche disposto a vergognarmi, se invece di sghignazzare mi avesse detto che ho capito male, non ho sentito l’osanna a un politico di sinistra, non ho riportato quel che è successo. Per rispondermi, però dovrebbe sollevare le ginocchia da terra, cosa che non le deve essere consueto. Buona indignazione.

piergiorgio massidda ha detto...

x l'anonimo "ammiratore" (Grazie)

Secondo me, l’assessora della Cultura, ha fatto benissimo sia ad intervenire al Festival sia a fare i complimenti al Festival. Non è solo per una questione di stile e di aplomb istituzionale. Questo fatto segna un confine molto preciso fra la concezione egemonica della cultura, quella che ho definito da “Festa dell’Unità”, e una concezione democratica e pluralista. Naturalmente la platea osannante la sinistra avrà pensato di aver “egemonizzato” anche il nemico con la volgarità degli “argomenti”. Cosa vuoi? la sindrome dei “migliori” è una malattia che ha bisogno di cure pazienti e lunghe. Ma noi siamo diversi e continuiamo ad essere diversi dai portatori di quella “cultura” politica, anche a costo di essere ritenuti dei fessi.
D’altra parte, considera che la stessa Chiesa difficilmente tollererebbe che i credenti mancassero di tolleranza nei confronti di chi si sbellica dalle risa e si spella le mani sentendo le volgarità anticlericali che tu riporti.

Anonimo ha detto...

Caro lei,
dice che era presente al Festival?
Allora, sempre che non le manchi una seria capacità di osservare le cose, si sarà certamente reso conto che l'applauso riservato a Soru è stato spontaneo.
Lei sta giudicando evidentemente un mondo che non conosce, che non abita, che non le appartiene.
La gente che è andata al Festival non appartiene a nessuno né alla sua destra senza cultura né ad una sinistra di apparato. Appartiene a sé stessa e se lei, da politico, non è in grado di distinguere tra un applauso spontaneo, magari da lei non condiviso, ed un battimano chiamato ad arte allora forse è il caso che cambi mestiere.
Sta offendendo il pubblico di Gavoi.
Ah dimenticavo, io non sono di sinistra ma se questa è la cultura che la sua destra esprime preferisco votare dei vecchi comunisti.
Saluti.
Daniele Pinna

piergiorgio massidda ha detto...

Caro Pinna,
non ho dubbi, si ritroverà a proprio agio là dentro. Mostra di aver imparato la lezione vetero comunista, polemizzando, per esempio, contro cose che non ho neppure pensato. Dove ho scritto che gli applausi a Soru non erano spontanei ed erano telecomandati da un apparato di partito? Mi pare ci sia una esibizione di una lunga coda di paglia da parte sua. Certo che erano spontanei, come spontanei sono stati i fischi al solo sentir pronunciare il nome di Cappellacci.
Ed è questo riflesso condizionato, spontaneo come tutti i riflessi condizionati, che più mi ha preoccupato e mi ha dato il senso del settarismo di chi ha fischiato e applaudito due uomini politici non in un comizio, ma una manifestazione letteraria.
Io ho offeso il pubblico di Gavoi? Ecco un altro classico stilema comunista, per cui credo lì si troverà bene: accusare qualcuno di essere “nemico del popolo” perché si è permesso di criticare gli atteggiamenti di una setta. Una volta, i “nemici del popolo” venivano messi al muro. Se dovesse farci un pensierino, di una cosa la prego: miri al cuore e risparmi il volto.
PS – La mia cultura è ispirata alla tolleranza, tanto è vero che, per quel che ho potuto, ho caldeggiato il finanziamento del Festival, pur sapendo che c’era chi lo considerava un fortino della sinistra. Come fischiatori e plaudenti hanno confermato.

Anonimo ha detto...

Solo il fatto che lei abbia parlato di militanti significa che non ha davvero capito chi va e con quale spirito a simili manifestazioni.
Io amo la letteratura, i libri, la cultura ed avrei fischiato Cappellacci anche solo per la lettera aperta da poco pubblicata sull'Unione. L'avrei fischiato per come ha offeso la lingua italiana in quelle poche righe parlando di "allori della cronaca" ed altro.
Lei dice che è tollerante e me ne compiaccio.
Le faccio presente che eventi come Gavoi ma non solo esistono a prescindere dai politici che come dice bene lei, compiacendosene, TOLLERA. I soldi pubblici sono appunto di noi contribuenti ergo voi politici li gestite ma vi dimenticate che vostri non sono.
Per cui mi auguro che gli eventi culturali continuino ad esistere anche quando qualcuno non li "tollererà" ed anche quando non serviranno "a generare consenso".
Non faccio parte di nessuna setta collaboro a livello culturale con chiunque abbia voglia di farlo senza chiedermi mai di che colore abbia la tessera di partito, ma pazienza, evidentemente non sa non offendere.
Però non voglio dimenticarmi di ringraziarla. Grazie per aver scritto quello che ha scritto, in fondo non ha fatto altro ce dimostrare come il suo partito intende il confronto culturale.
Saluti.
Daniele

Sandro Salaris ha detto...

A me invece suggestiona l'idea di Massidda - del tutto berlusconiana - che chi fischia Cappellacci sia automaticamente un comunista; la verità è che in ambito culturale l'operato della persona Cappellacci è indegno di stima da parte di chiunque, suoi elettori compresi, e che la Baire sia l'incompetenza fatta assessore (il famoso lapsus del festival di Oniferi, uno per tutti).
Ma se anche tutti quelli che vanno a Gavoi fossero comunisti marxisti leninisti, i soldi con cui è finanziata sarebbero anche i loro. Questo evidentemente sfugge a chi alla visione del bene comune ha sostituito quella del proprio.

Marco Pili ha detto...

Caro Sandro,
come puoi giudicare l'operato di una giunta e di un assessore eletti solo da alcuni mesi?!? Su quali basi il suo operato è indegno, non ti pare di esagerare?
Non penso che Gavoi sia un covo di comunisti, in questi anni ha dimostrato di essere un festival importante e maturo anche se eccessivamente spostato a sinistra, ma certo episodi di questo tipo non fanno bene alla cultura. Sporcare una manifestazione così importante con atti di bassa polemica politica (peraltro ben preparata mesi prima dalle sparate di Deriu e soci)non rende certo onore a chi in questo festival ha creduto e lavora tutto l'anno per renderlo sempre più bello.

Luciano Laconi ha detto...

Io sono andato a Gavoi, i fischi di qualche vecchio militante non sono cmq riusciti a rovinare la bellissima manifestazione. Non conosco la Baire, spero possa fare bene, non avendola votata mi interessa però darle tempo, che i rottami di una certa sinistra vadano a contestare i loro amici al gay pride o roba simile. Oltre ai fischi gli rimane veramente poco... IRS - SARDEGNA LIBERA

Anonimo ha detto...

Da elettore di sinistra mi vergogno per questa inciviltà! Caro Massidda, grazie per questo spazio di confronto, non penso che alle feste dell'unità una cosa del genere sarebbe successa, questa gente dimostra solo di essere snob e incivile. Mi dispiace per tanti compagni che hanno perso la bussola.
Luigi Arbus

Sandro Salaris ha detto...

Marco Pili, temo che tu non sia informato bene sulle mosse della giunta Cappellacci in ambito culturale (Massidda però sì, e infatti intelligentemente non risponde). Non è nemmeno colpa tua, certe cose si aspetta invano di leggerle sull'Unione Sarda. Quindi ti posso magari illuminare io parlandoti della fiera del libro sardo di Macomer. La politica soriana aveva spinto per farla diventare un sistema di filiera, sottraendo ai sovvenzionatissimi editori sardi il controllo esclusivo della manifestazione per assegnarlo a un organo rappresentativo anche dei librai, dei distributori e degli agenti letterari. Ad alcuni editori questo ovviamente dava un sacco di fastidio, e parlo di quelli che ristampano da anni la guida dei campeggi in sardegna, non certo gli editori seri che investono davvero sui libri.
Ma non c'è problema: da quest'anno la fiera è tornata ad essere finanziata nel vecchio modo, con la bellezza di 180 mila euro (100 in più di quelli dati a Gavoi, tanto per capire la misura).
Se ti servono altri esempi, posso farteli privatamente. Mi scoccia alzare il rank di frequenza del blog di Massidda, che in questi giorni deve aver visto più visitatori che in tutto il resto dell'anno, grazie a questo post.

Marco Pili ha detto...

Caro Sandro, sarei felice di conoscere nel dettaglio situazione di Gavoi, punti di forza, problemi e eventuali proposte anche perchè sono un neo laureato in lettere e guardo con molta attenzione all'editoria. Non mi dispiece discuterne su uno spazio, quello offerto dal sen. Massidda, che in questo periodo offre possibilità di approfondimento e dibattito anche culturale. Anzi penso che le considerazioni che faremo qui possano essere uno stimolo per il senatore, vista la sua apertura su molti temi considerati tradizionalmente di sinistra. Penso sia il momento di superare vecchi steccati e pensare a quello che BISOGNA FARE non alla logora bandiera da sventolare

Anonimo ha detto...

Caro PG e caro MP (sta x Marco Pili),
quando ho scritto citando Celestino Tabasso e L'Unione Sarda, non pensavo che questo post sarebbe diventato tanto frequentato.
Leggendo il tono di alcuni interventi, mi convinco una volta di più, e in parte sono d'accordo con PG sul diverso valore dato alle cose da destra e sinistra.
Sta di fatto che, se Marco Pili organizzasse una sua personalissima e fantastica - senza ironia - manifestazione culturale (magari a Nuragus) e l'assessora alla Cultura lo finanziasse, state certi che - se la sinistra dovesse vincere le elezioni tra tre anni - la seconda, se non la prima cosa che farebbe, sarebbe tagliargli i finanziamenti.
Cosa che la Baire non ha fatto (anche se è dovuto intervenire Ugo) con Gavoi, nè con la fiera di Macomer.
PG dice che ha fatto bene? Ok, allora poi nessuno si lamenti di questa sinistra che insulta, sputa e offende chiunque non si allinei.
Quando Palomba vinse le elezioni, decapitò tutti gli enti regionali commissariandoli uno per uno, cosa che poi non fece Mauro (non Marco) Pili, che infatti tenne per esempio un intelligente uomo di sinistra alla guida dell'Ersu di Cagliari.
Resta la mia considerazione: gli elettori di centrodestra attendono ancora di essere davvero rappresentati anche in quell'area cultural-letteraria da sempre territorio di conquista della sinistra.
E di essere rappresentati DAVVERO.
E tanti ottimi professionisti - certamente NON di sinistra - attendono di essere chiamati per dare una mano alla costruzione di una Sardegna diversa... però intorno a Ugo & compagni continuano ad esserci le stesse facce...
con immutata amicizia
l'anonimo ammiratore dell'inizio (di PG, non di MP)

Daniele Addis ha detto...

"Sta di fatto che, se Marco Pili organizzasse una sua personalissima e fantastica - senza ironia - manifestazione culturale (magari a Nuragus) e l'assessora alla Cultura lo finanziasse, state certi che - se la sinistra dovesse vincere le elezioni tra tre anni - la seconda, se non la prima cosa che farebbe, sarebbe tagliargli i finanziamenti.
Cosa che la Baire non ha fatto (anche se è dovuto intervenire Ugo) con Gavoi, nè con la fiera di Macomer."

Non capisco in base a cosa tu "deduca" una cosa del genere. Hai esempi concreti di festival "di destra" cui una giunta di sinistra ha tagliato i finanziamenti solo perché di destra?
Per quanto la si cerchi di buttare in politica, il festival di Gavoi è una manifestazione di successo che restituisce al territorio un indotto triplo rispetto all'investimento iniziale, a prescindere dal colore politico delgi organizzatori e del pubblico.
Se Marco Pili sará in grado di organizzare a Nuragus un qualcosa del genere in grado di creare grossi benefici per il territorio di Nuragus (come il festival fa per Gavoi) allora non ci sará alcun motivo di tagliare i finanziamenti.

Chi si professa liberale e crede nel mercato dovrebbe cogliere questi aspetti, altrimenti si taglia direttamente la testa al toro e si decide che la cultura non si finanzia piú e basta.

Ora, con il cdx alla guida della regione, del paese e di molte realtá locali, le scuse per piangere della cattiveria della sinistra che non lascia spazio agli intellettuali di destra stanno a zero. Se ci sono questo è il momento di far vedere che proposte hanno. Se saranno in grado di dar vita ad un qualcosa di successo come il festival di Gavoi tanto meglio, l'isola tutta ne guadagnerá, non solo in immagine.

Questo lo ha capito bene anche l'onorevole Bruno Murgia, del PDL, che ha invitato il governo regionale a far delle proposte in ambito culturale e che ha parlato in termini entusiastici del Festival di Gavoi nel suo blog

http://www.brunomurgia.it/2009/07/08/miracolo-a-gavoi/#comments

Marco Pili ha detto...

Grazie dell'attenzione, in effetti (non a Nuragus ma nell'area del Sarcidano) stiamo pensando a una piccola rassegna di letteratura, musica e teatro...ovviamente siete tutti invitati :)

piergiorgio massidda ha detto...

Sig Salaris
Poiché imprudentemente mi chiama in causa, con una prosopopea davvero fastidiosa; mi permetto di intromettermi nella discussione per dirle, intanto, che io, a volte, non riesco a rispondere in tempo per la semplice ragione che il lavoro non me lo consente. Nessuna furbizia né, tantomeno, volontà di sottrarmi al confronto. E poi con chi, con persone che ripetono luoghi comuni, anziché informarsi seriamente? Non scherziamo, per favore.
Vorrei anche dirle che lei non “alza” alcunché, neppure la frequenza di questo blog: semmai rischia di abbassarla, spingendo molti frequentatori alla disillusione. Pensano di trovarsi in un luogo di dibattito fra persone che, pur con posizioni diverse e anche contrarie, confrontano idee e, di tanto in tanto, si trovano davanti ad agitprop neppure troppo originali, visto che scrivono orecchiando quel che hanno letto su un solo giornale.
Lei avrà, credo, notato che questo è uno dei pochissimi blog nel quale si entra direttamente senza passare per il filtro di chi lo amministra. Qui non ci sono né ore né giorni trascorsi in attesa che l’amministratore autorizzi la pubblicazione del post: si entra e si deposita il proprio scritto, senza alcun controllo. (Anche a questo fatto si deve, a volte, la mia impossibilità di rispondere tempestivamente).
Vorrei, però, senza nulla togliere ai suoi interlocutori che volessero risponderle) cercare di ristabilire la realtà dei fatti, sui quali poi si può anche esprimere posizioni contrarie. Ma la conoscenza dei fatti è preliminare, il resto è dietrologia fondata su propaganda che si autoriproduce. La “politica soriana” non ha tolto soldi agli editori (sovvenzionatissimi, lei dice: fuori i nomi), ha semplicemente impedito ad imprenditori produttori di libri di essere presenti alla Fiera del libro, favorendo i venditori di libri. E’ come se in una Fiera dell’auto si facesse di tutto per escludere i costruttori di auto e per favorire, invece, i venditori e i concessionari.
Lei è padronissimo di esprimere soddisfazione per un’operazione mercantile del genere, meno di confondere le carte in tavola. A contestare questa scelta soriana non sono stati, come mentendo lei dice, “alcuni editori … che ristampano da anni la guida dei campeggi in Sardegna” (poco seri, nella sua visione poiché contestarono Soru), ma l’associazione degli editori. Fra di essi, quelli che pagano la stampa e la distribuzione e i diritti d’autore di coloro che scrivono, per esempio, libri in sardo; quelli stessi libri che alcuni librai (una minoranza per fortuna) nascondono perché preferiscono mettere in evidenza e vendere libri ben sponsorizzati da giornali, pubblicità, campagne promozionali. Proprio come si fa con i detersivi.
Giustamente, il nuovo governo sardo ha ristabilito l’ordine delle cose: ha ridato dignità agli editori senza toglierla ai librai, tentando di promuovere non categorie amiche ma il libro. Purtroppo con solo 180 mila euro, date le ristrettezze delle finanze, appena due volte i soldi dati ad un Festival, quello di Gavoi, che ha avuto punte di faziosità assai poco letterarie e culturali. In compenso, ma lei non lo cita, naturalmente, il governo sardo ha finanziato, in più del Festival di Gavoi, altre manifestazioni e festival letterari per oltre 450 mila euro.
Un consiglio, signor Sandro, faccia come le persone serie: non si accontenti del bollettino di propaganda: vada alla fonte delle notizie. Non costa nulla, visto che tutto è in Internet. Almeno, i suoi giudizi saranno fondati.

piergiorgio massidda ha detto...

Caro Addis,
mi perdoni se mi intrometto fra lei e Pili. E' solo per dirle che il fatto che l'amico Bruno Murgia parli in termini entusiastici del Festival di Gavoi ed io no, significa solo che la nostra cultura ci consente di avere idee diverse su singoli aspetti della realtà pur condividendo una prospettiva generale.
In altre parole, da noi il pensiero unico non ha cittadinanza. Lo lasciamo ad altri. Dovrebbe apprezzare una cosa del genere, non le pare?

Daniele Addis ha detto...

Caro sen. Massidda,
non capisco il senso del suo ultimo intervento. Non mi sembra di aver criticato il fatto che Lei e l'On. Murgia la pensiate diversamente, anzi, ho proprio voluto sottolineare positivamente questa differenza di vedute.
Se pensassi a Lei e a Murgia come esponenti di una cultura del pensiero unico, eviterei di intervenire nei vostri blog perché lo considererei una perdita di tempo.

Anonimo ha detto...

Durante la visita in Sardegna del Papa, guarda caso organizzata dall'attuale Assessore Baire, l'allora Presidente Regionale Soru fu accolto da una bordata di fischi. Le ricordo che la regione destinò all'evento €.1.400.000
Come vede maleducazione ed irriconoscenza non hanno colore.
Raimondo

Anonimo ha detto...

La sua spiegazione in merito a come sono andate le cose riguardo alle Fiere è quantomeno risibile.
Non è stato tolto nulla per dare ad altri ma si è cercato di creare un comitato in cui fossero rappresentati tutti gli attori della fliera del libro. In base a quali parametri ne squalifica uno in favore di altri?
Sono e siamo tutti importanti e che la gestione sia in mano alla sola AES è chiaramente iniquo, se ne renda conto.
Credo che non sia il caso che lei si metta a parlare di cose di cui è evidente non conosce i particolari per di più offendendo chi nell'editoria ci lavora.
Vuole nomi?
Lei sa che buona parte degli editori dell'AES fa pagare gli autori per una pubblicazione?
E' informato sul fatto che sono proprio i librai indipendenti che lei attacca a vendere le poche copie di quei libri di cui parla?
Crede che avrebbero spazio nella grande distribuzione?
Conosce il valore culturale ed economico dei libri sardi editi da editori nazionali o da ediotri sardi con distribuzione nazionale?
Sa chi doveva essere formato il comitato per le Fiere?
Non gliene faccio una colpa, in fondo ha solo scelto di parlare di cose che non conosce.
Saluti
Daniele

piergiorgio massidda ha detto...

Caro Raimondo, io non gioisco mai dei fischi lanciati ad un avversario politico. Ma considero che ci sia una differenza tra fischiare una persona che si ha di fronte e fischiare una persona solo perché nominata. Quanto al paragone fra la visita del Papa e il festival di Gavoi (da cui parte la nostra discussione) spero proprio che non voglia compararli o recriminare sulla differenza dei finanziamenti regionali.

piergiorgio massidda ha detto...

Per Daniele,
Normalmente sono restio a rispondere a chi definisce risibile qualcosa che non condivide. Faccio eccezione per lei perché non vorrei che gli amici librai pensassero davvero che ho scritto di loro offendendoli. Al contrario, e basta leggere l’articolo che ha suscitato la sua reazione, ho grande rispetto per il loro lavoro.
Per scrivere, ho naturalmente assunto tutte le informazioni utili da persone non coinvolte e perciò sopra le parti e continuo a sostenere ciò che ho scritto. La invito, semmai, a mandare le sue considerazioni alla associazione degli editori sardi.
Comunque sia, non considero risibili i suoi argomenti, che invece rispetto pur considerandoli partigiani e parziali.

Daniele Addis ha detto...

Bhe, senatore, Soru era di fronte tutto il giorno, ma i fischi sono partiti solo quando il Papa l'ha nominato. Non mi sembra che ci sia poi tutta questa differenza.

Anonimo ha detto...

L'AES conosce benissimo la mia posizione e lei non ha risposto alle mie domande.
Lei sa o no che una buona parte degli editori AES sono editori a pagamento?
Lei sa davvero come sono andate le cose in merito al comitato di gestione delle Fiere del libro?
Le assicuro che non sono di parte cerco solo di fare chiarezza ed immagino che anche a lei interessi sapere se quello che affermo è vero o falso. Basta sentire tutte le parti in causa e la sua ricostruzione dei fatti riguardo i rapporti AES Regione è parziale, piena di imprecisioni e per questo risibile.
Se vorrà non mancherò di darle informazioni più dettagliate.
Saluti
Daniele

Anonimo ha detto...

Non paragisto che si dichiaraono gli eventi, paragono la maleducazione.

Nella sostanza credo che ognuno sia responsabile delle proprie azioni, nel bene e nel male.

Poi una curisosità. Mi confessa l'orientamnto politico d Ermanno Olmi?

Raimondo