mercoledì 10 giugno 2009

Un sardo in Europa. Sono contento, e però...

Qualcuno su questo blog parla di “regalo” fatto da Di Pietro a Giommaria Uggias, qualcun altro di “elemosina” fatta ai sardi, concedendo ad Uggias di entrare nel Parlamento europeo. Trovo che queste espressioni facciano parte più di uno stantio bagaglio qualunquista che di un serio ragionare sui meccanismi della democrazia, mai perfetti ma insostituibili. Lo dico senza alcun astio, perché immagino siano parole enfatiche e non pensieri maturati da una riflessione, ma così a me pare che siano: concessioni al qualunquismo, secondo cui la politica è un imbroglio e i politici tutti imbroglioni.
Pur nella contentezza del sapere che la Sardegna è di nuovo rappresentata a Strasburgo, questa volta da Giommaria Uggias, difficile non riflettere sul fatto che il Moralizzatore principe, Di Pietro, ha indotto ben tre eletti dai siciliani a dimettersi per far posto al candidato sardo. Con lui, i dimessi in Sicilia sono quattro.
Non solo non mi scandalizza che il leader di un partito si presenti come primo nella lista di ogni circoscrizione, ma lo trovo giusto: è un segnale dell’unità del partito ovunque questo concorra alle elezioni; così è per Berlusconi, così è per Di Pietro. Di regola, è però il solo capolista eletto in tutte le circoscrizioni a fare un’opzione. Non sono tutti quelli necessari per arrivare al quarto o al quinto dei non eletti, come in questo caso.
Detto ciò, lo ripeto, è importante che in Europa si senta parlare anche in sardo. Un risultato, questo, reso possibile dalla legge elettorale vigente che non sarebbe stato reso possibile dalla riforma Calderoli che avevo sostenuto fino al momento in cui mi sono reso conto che lo scorporo della Sardegna dalla Sicilia nascondeva una trappola. Nella circoscrizione Sardegna, dato il sistema di attribuzione dei seggi mutuato da quello per la Camera, i due eurodeputati assegnati sarebbero stati niente più che virtuali. Ne ho scritto tante altre volte e non insisto.
Mi interessa piuttosto ragionare sulla campagna per l’astensione rivolta ai sardi, già di per sé restii a votare per via di quello che si riteneva, sbagliando, il risultato scontato: nessun sardo sarà eletto. Alcuni degli autori di questa campagna hanno cantato vittoria nelle ore successive al voto: la non elezione di alcun sardo è lo scotto momentaneo da pagare alla ribellione dei sardi contro i “partiti italiani”.
Le cose sono andate in maniera diversa, sia pure per via delle dimissioni a catena nella lista dell’IdV in Sicilia. Un eurodeputato sardo è stato eletto e gli astensionisti programmatici sono stati sconfitti. Insieme con loro è stata battuta la possibilità che a rappresentare la Sardegna fosse almeno un altro sardo. Un po’ meno di ideologismi e un po’ più di amore per la nostra Isola e per il suo popolo non avrebbe guastato.

11 commenti:

Daniele Addis ha detto...

Senatore Massidda, mi pare che questa cosa di Uggias le roda non poco. Io l'ho definita elemosina perché far passare chi è arrivato quinto in lista mi pare proprio un'elemosina, o un regalo, come preferisce. Fatto sta che Di Pietro l'aveva promesso che un sardo della sua lista sarebbe passato e la promessa l'ha mantenuta. Capisco che possa dare fastidio un comportamento del genere dopo una campagna elettorale per le regionali fatta di promesse puntualmente non mantenute (cosa inspiegabile, evidentemente qualcuno aveva paura di perdere delle elezioni vinte in partenza).

Per quanto mi farebbe anche piacere, l'indipendentismo con l'astensione c'entra ben poco, quindi lasci perdere l'ideologia. La causa vera sono quelle promesse ed una serie incredibile di prese in giro ai sardi che saranno anche generosi, buoni e cari, ma quando si incazzano si incazzano. Niente ideologia quindi, stia tranquillo, è un puro e semplice avviso che le cose non stanno andando per niente bene.
Se poi Lei si vuole cullare nell'illusione che sia stata tutta colpa dei "potentissimi" indipendentisti che hanno manipolato le menti dei sardi faccia pure.

Saluti

piergiorgio massidda ha detto...

Caro Addis, con tutto il rispetto che devo ad un interlocutore assiduo e intelligente come lei, potrei consigliarle di comprendere le cose per come le trova scritte? Non capisco da dove tragga la sensazione che l’elezione di Uggias mi “roda non poco”. Conosco da tempo Uggias e lo stimo, e quando scrivo che sono contento della sua elezione è perché lo sono. Non so quali siano le sue frequentazioni, ma ci sono persone, come me, che dicono e scrivono quello che pensano. Se fossi stato disturbato o contrariato per l’elezione di Uggias, lo avrei detto senza alcuna remora. Ci mancherebbe altro.
Lei continui a parlare di elemosina, io continuo a dire che questa sua è una visione qualunquistica e di sostanziale disprezzo della democrazia. Quanto a Di Pietro, rilevavo semplicemente che lui, il grande Moralizzatore, l’evocatore dell’Etica politica, il Fustigatore massimo dei partiti, ha fatto esattamente le stesse cose fatte dai partiti che condanna. Quel che è giusto per lui, non può essere immorale per gli altri.
Ma veniamo alla questione delle astensioni. Non io, ma gli indipendentisti di Sardigna naztione e del Psd’az hanno rivendicato con enfasi la loro partecipazione alla vittoria dell’astensionismo. Ne ho semplicemente preso atto. So che l’Irs, invece, ha partecipato all’innalzamento della percentuale dei votanti. Ho letto che si attribuisce, almeno in parte, l’oltre 4 per cento delle schede nulle e delle bianche: se questo 4 per cento si fosse astenuto, la percentuale dei votanti in Sardegna sarebbe stata del 36 per cento. L’Irs ha, insomma, contribuito, non so in che misura, ma basta il pensiero, a legittimare le passate elezioni europee.
Quanto, infine, alla punizione del centrodestra che secondo lei, ma in buona compagnia con il Pd, starebbe dietro l’astensionismo, si guardi i risultati delle amministrative tenutesi lo stesso giorno. Seriamente, può pensare alla schizofrenia di un elettorato che punisce il governo alle europee e lo premia proprio alle amministrative dove poteva davvero lanciare un avviso alla Giunta regionale e al Governo?
Ho piacere a discutere con lei e rispetto, purtroppo non contraccambiato, la sua intelligenza. E se discutessimo sulla realtà delle cose piuttosto che sulla loro virtualità? Io ho sostenuto che l’elezione di un europarlamentare sardo, proprio per la conservazione dell’accorpamento Sicilia-Sardegna, era possibile. Altri, non ricordo se anche lei, sostenevano il contrario. Io ho avuto ragione, altri torto. Credo da questo risultato si debba partire per ragionare su quale debba essere la migliore modifica possibile della legge elettorale per le Europee che garantisca alla Sardegna un ceto numero di eurodeputati. Che debbano essere due come stabilisce la legge o più di due come risulterebbe da una modifica della legge in senso federale, ecco un buon terreno di discussione.

Anonimo ha detto...

Salve a tutti,
La gestione della campagna per le Europee da parte dei movimenti indipendentisti e del PSD'AZ ha avuto l'unico demerito di non sviluppare convergenze. Il dopo-elezioni è stato penoso, senza aspettare neppure le 48 ore si sono lanciati tutti con gli anatemi pre-confezionati. Su U.R.N. Sardinnya avevamo prospettato l'ipotesi che qualcuno ottenesse la seggiola da terzi nella propria circoscrizione: E' successo all'IDV. Rispetto la sua posizione Massidda ma ero contrario prima e lo rimango anche oggi, convinto della validità della scelta astensionista. E non posso che concordare con la posizione espressa oggi da Maninchedda e riportata anche dal nostro gruppo: Per l'ennesima volta in Sardegna abbiamo confuso i diritti con i favori. Un conto è votare un candidato liberamente e con la certezza che sia eletto, altra cosa è votare un candidato che difficilmente può essere eletto in ragione di quorum e livello demografico con il territorio con cui deve spartire il voto. Oppure sperare che gli sia ceduta la poltroncina. Dov'è dunque il problema di fondo? Che l'astensione (avvenuta spontaneamente e non -purtroppo- per merito indipendentista) ha comunque avuto la dignità di non piegarsi ad una partitocrazia la quale prima crea un problema democratico -per via delle legge- e dopo lo stesso sistema si erge a paladino del Popolo regalandogli uno scranno europarlamentare (conquistato maldestramente). La penosità risiede nel fatto di piegarsi alla logica del favore rispetto a quella della conquista del diritto. La democrazia insomma è un'altra cosa....- Bomboi Adriano

Daniele Addis ha detto...

Ha ragione senatore, le devo almeno una spiegazione per il rodimento. Sono stato indotto a pensare ció da questa frase

"Pur nella contentezza del sapere che la Sardegna è di nuovo rappresentata a Strasburgo, questa volta da Giommaria Uggias, difficile non riflettere sul fatto che il Moralizzatore principe, Di Pietro, ha indotto ben tre eletti dai siciliani a dimettersi per far posto al candidato sardo."

alla luce del fatto che Di Pietro e Orlando hanno SCELTO di rimanere nel parlamento italiano e che De Magistris e Alfano hanno scelto invece di essere eletti nei collegi del nord, quindi di penalizzare madati i valdaostani, ma non i sardi. Sa uno che dice di voler fare gli interessi dei sardi è una considerazione molto indicativa, e per questo la ringrazio.

Non capisco cosa ci trovi di qualunquista e di irrispettoso verso la democrazia nel mio condiderare l'elezione di un quinto classificato come un'elemosina, ma comunque lo puó fare senza che io la accusi di non rispettarmi... Lei invece, non appena io ho paventato l'ipotesi che a lei l'elezione di Giommaria Uggias rodesse un po',non ha mancato di sottolineare il fatto che io non la rispetti... faccia un po' come vuole, ma questo trincerarsi dietro la mancanza di rispetto di fronte alle semplici opinioni altrui non mi sembra molto costruttivo.

Gli indipendentisti tutti hanno plaudito al fatto che i sardi abbiano finalmente manifestato in qualche modo il proprio disappunto (Lei tira in ballo l'elezione di pochi paesini di poche migliaia di abitanti che facevano riferimento a liste civiche per contraddirmi.. liberissimo, ma mi permetta di dire che non mi sembra molto probante). Lei imputa questo all'ideologia, quna´do solo 3 mesi prima gli stessi sardi si sono dimostrati partecipi ed entusiasti nell'eleggere un candidato di cdx... in poco tempo in somma questi poveracci hanno subito il lavaggio del cervello adf parte dei media in mano agli indipendentisti... e chi lo sapeva di avere tutto questo potere???

La prego, non si trinceri dietro la mancanza di rispetto per difendere le sue idee, si limiti ad esporle senza fare la vittima dei "pericolosissimi" indipendentisti.

Rispettosissimi saluti,

Daniele Addis

piergiorgio massidda ha detto...

Caro Bomboi, anche io rispetto la sua posizione e come lei ritengo che sia urgente trasformare in diritto la presenza di deputati sardi nel Parlamento europeo. Quanto ai dissidi nel suo campo di riferimento, me ne dispiace ma non so come aiutarlo a compattarsi.
Per Addis, se lei legge un inesistente “rodimento” dietro la mia espressione di contentezza, vuol dire che pensa a me come, la dico alla pellerossa, una lingua biforcuta e che mi manca di rispetto. O no?

Daniele Addis ha detto...

Senatore Massidda,

se Lei si dice felice dell'elezione di Uggias, ma al contempo attacca DI Pietro, reo secondo Lei di aver indotto i 3 eletti prima di Uggias a farsi da parte, quando invece la Alfano e De Magistris hanno solo scelto altri collegi e Orlando è voluto rimanere al parlamento italiano, a me sembra che questa sua felicitá sia in qualche modo limitata dal fatto che sia stato proprio l'acerrimo nemico del PDL a compiere quel gesto.
Oltretutto non capisco cosa c'entri il discorso sul "moralizzatore" in tutto questo.

Lei mi da del qualunquista e mi dice che disprezzo la democrazia, poi dice che le manco di rispetto perché ho avuto l'impressione che il gesto di Di Pietro le abbia dato fastidio. Faccia un po' Lei... io continuo a pensare che non ci sia bisogno di tirare in ballo presunte mancanze di rispetto, anche perché mi sembra che si stia parlando pacatamente da entrambe le parti.

Anonimo ha detto...

Per l'indipendentismo ovviamente un senatore del PDL può fare poco, ma spero che lei assuma con determinazione l'impegno per trasformare quel "disinteressato" favore in un diritto a beneficio democratico della nostra terra. Certamente l'agenda del PDL oggigiorno ha altre priorità, mi auguro tuttavia che entro la legislatura qualcosa succeda. Buon lavoro- - B. Adriano

piergiorgio massidda ha detto...

Sig Addis,
temo che un dialogo fra chi dice una cosa e uno che la riferisce errata non abbia un gran futuro, anche se tutto avviene con garbo ed educatamente. La invito, perciò, a leggere quel che ho scritto e non quello che lei pensa abbia scritto.
Non ho mai criticato la scelta di Di Pietro di innescare dimissioni a catena (anche per fare un’opzione bisogna dimettersi da qualche posto): sono decisioni interne a quel partito. Ho solo detto che la morale politica non può essere tirata qua e là come una pelle di zigrino. Se una scelta è riprovevole fatta da Tizio lo è anche se compiuta da Caio. Se non è riprovevole per Caio, non lo è neppure per Tizio. Di Pietro si è dimesso per far entrare il primo dei non eletti in Sicilia, che si è dimesso per fare entrare il secondo, che si è dimesso per fare entrare il terzo che si è dimesso per far entrare il quarto. Nel passato, Di Pietro si è scagliato contro la decisione di fare quel che ha fatto ora. Sono cose che ho letto sui giornali, cosa che avrebbe potuto fare anche lei.
Ricorda le feroci invettive di Franceschini contro la “immoralità” della decisione di Berlusconi di candidarsi alle europee, pur sapendo di non poter assumere la carica? Immorale Berlusconi, morali Di Pietro, Bossi, Vendola, Casini e un bel po’ di parlamentari italiani, candidatisi alle Europee. Tutto qui: quel che è possibile per legge è legittimo e l’etica politica non la si può invocare, come fa anche Di Pietro, secondo le convenienze.

Daniele Addis ha detto...

Ha ragione senatore, il dialogo in questo senso non ha un gran futuro, soprattutto se si considerano dimissionari quelli che, candidati in piú collegi, ne hanno scelto uno invece di un altro per essere eletti.
Di Pietro e Orlando, giá eletti al parlamento italiano, era chiaro che avrebbero optato per questo e non per il seggio europeo, mentre De Magistris e Alfano siederanno a Strasburgo perché, essendo candidati in piú circoscrizioni, hanno scelto di non penalizzare quella insulare.
Dice che Di Pietro fa il moralizzatore e poi, invece di citare lui, mi cita Franceschini.
Le critiche a Di Pietro "il Moralizzatore" sono sempre le stesse e non mi sorprenderebbe affatto che un politico italiano si fosse contraddetto, sia che si tratti di Di Pietro, sia che si tratti di Berlusconi... solo, la prossima volta, se critica Di Pietro, non citi Franceschini, il quale tra l'altro ha criticato pure Di Pietro per questa scelta. Io mi sono preso del "qualunquista" per aver definito "elemosina" la gradita concessione di Di Pietro, del quale non ho una particolare stima, ma gli devo comunque riconoscere di aver mantenuto quanto promesso in campagna elettorale. Lei ha criticato il suo comportamento e gli ha dato del "moralizzatore"... per poi citare Franceschini e non lui.

Anonimo ha detto...

Senatore Massida, posso darle un sommesso consiglio? Non perda tempo con il sig. Addis. Più che un interlocutore è un piccolo giocatore di poker con il vizio di rilanciare all'infinito, tanto come posta mette solo parole.
A me è chiaro il suo discorso: Di Pietro fa il moralizzatore in casa altrui, non in casa sua. E' un vizio dello schieramento di cs, tanto è vero che anche Franceschini utilizza lo stesso metodo.
Io l'ho capito e come me, sicuramente il sig Addis. Ma lui è preso dal demone del gioco: può continuare all'infinto rilanciando: più uno. Impieghi il suo tempo in modo più utile, per esempio studiando come uscire da questa infame legge elettorale per le Europee.

Daniele Addis ha detto...

Dia ascolto al saggio anonimo senatore, non perda tempo con chi si firma con nome e cognome ed esprime semplicemente le proprie opinioni, lo impieghi molto più profiquamente con gli anonimi a Lei politicamente affini che le danno sempre ragione, così non perdono tempo a farsi un'opinione autonoma (è molto più facile così).